Quel giorno non ritornai al mio solito sgabello.
Tornandomene a casa passai davanti al negozio del fruttivendolo, il quale era quantomai radioso, visto che quella settimana nessuno aveva puntato il dito sui suoi imbrogli ai danni delle plurisecolari clienti.
Infatti, proprio un crocchio di quelle si era formato sul marciapiede: era in corso un rapidissimo scambio di sussurri e bisbigli.
- Ah ma avete sentito cosa è successo? Quel giovane assassino che si è poi tolto la vita...- Disse una con rughe facciali all'altezza delle ginocchia.
- Oh, guardi, non me ne parli. Bisognerebbe proibire certi divertimenti come quei giochi elettronici violenti. Una volta c'era qualcuno che si occupava di ciò, ma al giorno d'oggi ormai...- Rispose una, con un Ficus Benjamin come copricapo.
- Eh sì, ha proprio ragione signora. Per non parlare del bar che ha promosso quella cosa lì, come si chiama, il torneo. La cugina dell'amica della parrucchiera Gina ha detto che qualcuno ha visto il proprietario di quel postaccio diffondere nel locale anche dei fumi che procurassero allucinazioni. Mi viene il sospetto. Mi viene il sospetto allora che sia anche colpa sua anche il crescente inquinamento cittadino. Sapete? I pinguini dello zoo pare che siano impazziti per colpa dello smog e abbiano spiccato il volo per le Bahamas. - Concluse quella con un completo di velluto beige-caffellatte rancido.
Passai il tempo ad aspettare che arrivasse il martedì, quindi non feci assolutamente nulla di produttivo e socialmente utile.
Finalmente giunse il giorno successivo.
E con lui una manifestazione popolare che aveva occupato la strada che porta in centro, quella che passa proprio di fronte al bar.
Indossai i primi vestiti che mi capitarono sottomano e mi precipitai da Lester. Con me, venne anche un pessimo presentimento.
Lester era sulla soglia del bar e la sua bocca contratta non celava certo la sua preoccupazione.
La folla benché non fosse calmissima, ma neanche così agitata, aveva un motivo per non importunarlo.
Onagro, scaricatore in servizio al molo 15. Un metro e novantacinque per centootto chili di pura dolcezza rude.
Dopo essermi fatto strada tra i manifestanti,tutto trafelato, arrivai a destinazione.
- Di grazia messere, dove intendete andare? - questionò Onagro ponendomi la manona sul torace.
- Presso l'oste, gentiluomo. Solo essere un avventore di codesto luogo.- Risposi educatamente. Venni a sapere poi che Onagro era un appassionato di Manzoni.
- Fallo passare. È amico mio. - Ordinò scialbo Lester.
- Beh, sei stato a una festa di carnevale? - chiese squadrando dall'alto verso il basso la mia vestita.
In effetti non aveva tutti i torti. Nella fretta avevo completamente trascurato il maglione a losanghe amaranto e ai jeans “rosè”, reduci da una lavatrice non andata propriamente a buon fine.
- Non dovevo andare a una sfilata di moda. Comunque qua cosa succede? -
- Questo bel casotto è stato organizzato dal Movimento Genitori Nazionale, patrocinato dal Partito Benpensante Italiano. Infatti, sarebbe intervenuto un esponente del gruppo politico, un tale chiamato Gianluca Buonavolontà. -
- Beh, il nome è tutto un programma...- sdrammatizzai.
- Speriamo vecchio mio, speriamo.- rispose Lester sfiduciato.
Pochi istanti dopo arrivò la Polizia a formare un cordone per difendere il bar da quelli che trovavano qualsiasi occasione buona per spaccare vetrine, i cosiddetti “facinorosi”.
Giunse anche un autoblù (con accento sulla “u” perché così si sente di più).
Era una limousine Leopard, con carrozzeria in ghisa piombata, un chilometro al gallone, peso diciotto tonnellate.
Si fermo di fianco al palchetto appena allestito in strada. L'autista, un ometto basso e spettinato, scese dalla macchina e aprì la portiera al suo passeggero.
Gianluca Buonavolontà scese dalla macchina con un sorriso da star di Hollywood, si diede una sistemata rapida ai capelli, una lustratina agli occhiali freschi di negozio di ottica di lusso, salutò con gesto papale la folla e salì sul palco.
-È importante essere tutti qui – iniziò il politico – insieme, per protestare contro quanto è avvenuto poche ore fa. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a queste tragedie. Siamo obbligati a reagire. Reagire contro chi istiga alla violenza, come questi videogiochi assassini. Ma soprattutto, dobbiamo essere, assolutamente, contro chi organizza vere e proprie feste inneggianti alla violenza, come il bar qui di fronte a me, che ha messo in piedi questa manifestazione, questo "torneino", per guadagnare qualche soldo, non preoccupandosi del fatto di corrompere le coscienze dei nostri giovani. Infatti, grazie a questo recente videogioco, Alcide Formigoni è arrivato a comportarsi in tal modo e a compiere un simile gesto scellerato. Dobbiamo finirla con il commercio dei videogiochi violenti che ispirano alla violenza i nostri teenagers. Io esigo che questo commercio sia troncato e limitato nel nostro paese. -
Applausi scroscianti da parte del pubblico. Silenzio tombale dalla fazione a favore del bar, la mia.
-Ed è per questo che io mi voglio battere, sia con il Direttorato Centrale, sia nella Casa degli Eletti dal Popolo. Io voglio che la nostra gioventù non venga plagiata. Ma non parlo solo dei videogiochi: parlo anche dei fumetti, della musica, di internet, della televisione. Dobbiamo farci sentire! - Urlò brandendo in aria un pugno chiuso – Dobbiamo cancellare l'oscenità, curare il morbo, eliminare qualsiasi elemento che possa turbare i nostri giovani.-
La folla era praticamente in delirio e stava cominciando a pigiare contro il cordone della polizia.
Nell'attesa che le cose migliorassero, ci barricammo tutti dentro.
Tranne Onagro.
Oltrepassò gli agenti e si fece largo tra la folla a suon di spintoni. Stava andando verso il palco e pareva intenzionato a scambiare due parole con Buonavolontà.
Fu fermato dai gorilla del leader politico.
Mi perdoni, non vorrei neanche torcerle un capello. Avrei il desiderio di rispondere alle sue cotanto accese parole.-

2 commenti:
evviva la birra!!
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