giovedì, giugno 15, 2006

La mia compagna di banco.

La mia compagna di banco è una ragazza. Il ché è alquanto inusuale.
È piccola, molto piccola, così piccola che potrebbe stare comodamente nel taschino della giacca.
Però, a rigore del vero, ha tutte le sue cose a posto e fa la sua discreta figura.
La sua pelle di luna è morbida e glabra come un tamarindo.
La sua mania è l’acconciatura. Nel corso degli anni ha cambiato più volte il suo taglio di capelli.
Quando la conobbi tre anni fa li portava lunghi e biondi.
Infatti, quando bimbetti di prima, attempati ripetenti di quinta e bidelli vissuti vedevano aggirarsi per i corridoi quella biondina con quel visino così innocente formulavano pensieri che spaziavano dal quasi casto al quasi reato.
La scorsa primavera, improvvisamente, cadde in una botte di pece e i suoi capelli, da biondo cinerino, diventarono neri, come il pelo fulvo del cane di Mefisto.
Ma l’evento più eclatante ha avuto luogo questa estate: stava serenamente pascolando per la campagna del suo paese (Bastiglia, in provincia di Modena), quando ebbe la sfortuna di finire sotto una mietitrebbia.
Per lo spavento, il suo crine sbiancò e recuperò il colore originale, ma le lame e gli ingranaggi del macchinario le tagliarono la sua lunga chioma.
Da quel giorno, a Bastiglia, milioni di teen-agers si sono recate da Loredana, la parrucchiera, per chiedere “un taglio alla New Holland (la nota marca di trattori)”.
Attualmente ha un look pressoché “francescano”, poiché ha la medesima acconciatura di Milla Jovovich nel film “Giovanna D’Arco”.
Il suo viso è abbastanza ovale, ma quello che balza subito all’occhio è senza dubbio il mento: ha un mento piuttosto pronunciato che è molto polifunzionale. Infatti, lo usa per trovare il nord, per aprire scatole di fagioli e per percuotermi con veemenza.
I suoi occhi sono color miele d’acacia e sono così sferici che, quando la mia compagna è in atteggiamento guardingo, può assumere la tipica espressione della “civetta”.
Anche il naso è di certe dimensioni: dimensioni notevoli. Il suo setto nasale è robusto come la quercia e termina con una sfera che, al buio, si illumina come un led.
Il le sue gote sono belle levigate e, quando ride (e solitamente ride copiosamente e rumorosamente), diventano rosse e calde, così calde che ci si cuociono sopra le omelette.
Le sue labbra sono fatte per baciare ed essere baciate: in tanti hanno desiderato, e desiderano tuttora, gustarne la dolcezza. Io, invece, mi accontento del contemplarle mentre modulano suoni soavi (rutti) e parole come “Che cazzo guardi?”.
Il collo è sproporzionatamente piccolo rispetto alla testa, la quale è alquanto grossa.
Le mani sono minute e molto affusolate. Infatti, le usa prevalentemente per sturare lavandini.
È una ragazza sensibile e dolce come un lecca-lecca al bergamotto e al rabarbaro.
È intelligente, però, da un po’ di anni a ‘sta parte, è fidanzata con un poco di buono che frequenta l’ultimo anno all’ITI Corni (l’interessato è un falsario di gratta&vinci). Il ché non è cosa buona. Anzi…
Sebbene pratichi il nuoto (in un acquario per pesci rossi), non è molto predisposta per l’attività fisica. Negli sport di squadra (come la pallavolo) è molto più valida come elemento di disturbo e deconcentrazione. Infatti, è molto brava nel distrarre l’avversario con smorfie e boccacce decisamente bislacche.
Inoltre la sua goffaggine è di un’eleganza più unica che rara.
In conclusione posso dire che la mia compagna di banco sia una bravissima ragazza perché (oltre a sopportarmi per tutto l’arco della mattinata) ha sempre la parola giusta al momento giusto e sa consigliarti come un esperto allenatore di boxe: a suon di sberle e secchiate d’acqua gelata.

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