Sono 580 i giornalisti uccisi negli ultimi 15 anni in tutto il mondo, con una media di tre professionisti dell’informazione assassinati ogni mese, spesso per aver indagato o criticato governi e forze armate: è questo il bilancio della ‘Commissione per la protezione dei giornalisti’ (‘Committee to Protect Journalists’ - Cpj), un’organizzazione non governativa con sede a New York attiva nella promozione della libertà di stampa, in occasione della presentazione del suo ultimo studio. I paesi più pericolosi per cronisti, freelance, foto-reporter e operatori radio-televisivi sono l’Iraq, dove i morti sono stati 78, l’Algeria (60), la Russia (42), la Colombia (37), mentre il 2005 è stato uno degli anni più sanguinosi in assoluto per la professione, con 47 professionisti dell’informazione caduti. Quest’anno sono stati per ora 31 i giornalisti deceduti, 20 dei quali nel solo Iraq. “Il giornalismo è diventato una professione piuttosto pericolosa” ha detto il direttore esecutivo di Cpj, Joel Simon, aggiungendo che “c’è stata una crescente consapevolezza di questo dato di fatto, specialmente con la guerra in Iraq. I giornalisti iracheni sono diventati sempre più vulnerabili”. Al di là degli inviati caduti mentre seguivano conflitti, l’85% delle vittime della professione è composto da giornalisti locali. Drammatico, infine, un altro dato: 7 professionisti dell’informazione su 10 hanno perso la vita per aver criticato o attaccato il governo o le istituzioni.
(Fonte misna)
giovedì, settembre 21, 2006
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2 commenti:
Io cambierei facoltà...
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