Il “Job’s Bar” ha una ricorrenza semestrale molto importante: il prestigioso torneo di stecca. Dai luoghi più remoti della provincia, giungono i migliori giocatori di questa disciplina.
Dalla frazione di Colnago viene Cantuzzi, signore della tecnica e noto, soprattutto, per il suo colpo segreto “il tir della bertuccia”, un colpo liftato con effetto rientrante a uscire che ipnotizza la palla e la persuade a entrare in buca senza colpirla, anzi, passandole ad almeno mezzo metro di distanza.
Dal borgo di Sorate giunge il prode Veroni, il più famoso, poiché intervistato dalla settima rete nazionale per il programma televisivo “Sport Minori”. Essendo molto conosciuto, la sua “divisa” era coperta di sponsor: il risultato era tra uno sbandieratore senese e un ballerino di samba al carnevale di Rio. Al termine di ogni partita ringraziava sempre la “Drogheria Balestrazzi” per la fiducia affidatagli.
Da Menziano sul Panaro accorreva, a dorso di mulo, l’anziano Gioberti. La sua età era sconosciuta ai più. Alcuni affermano che abbia partecipato al plebiscito sull’unità nazionale, altri alle 5 giornate di Milano. Sta di fatto che la sua pluri-trentennale esperienza al biliardo gli ha fruttato non poche vittorie.
Il giocatore più rappresentativo di Bietolone era Leonardi. Ex-buttafuori di balera, era alto due metri e quindici per centoventisette chili. A differenza di Cantuzzi, privilegia la potenza e la violenza gratuita erogata dal colpo. Arcinote erano le sue “spaccate assassine”. Non tanto perché mandava in buca una quantità assurda di palle, ma, più che altro, perché il boccino usciva dal tavolo e finiva per colpire qualcuno del pubblico, mandandolo, inevitabilmente, all’ospedale “Santa Margherita Fiorita”. Le vittime sfortunate sentivano tutte dirsi la stessa diagnosi: “Lei è stato colpito da un terra-aria Leonardi. Nei prossimi giorni le succederà qualcosa di piacevole”. Infatti, succedeva spesso che ai “caduti del biliardo” accadesse qualcosa di fortunato come un terno al Lotto, un gratta e vinci non perdente, 50 € sul selciato, una promozione sul posto di lavoro, una serata più calda del solito in piacevole compagnia e cose di questo tipo. Per questo a seguire gli incontri del “cannone di Bietolone“ c’era sempre una folla nutrita.
Oltre a queste quattro star, c’erano altri giocatori, più o meno conosciuti, più o meno bravi, più o meno scarsi, con più o meno culo a giocare a stecca.
Per risolvere ovvi problemi organizzativi, Lester aveva noleggiato altri tavoli per consentire uno svolgimento del torneo più fluido.
Dal mio confortevole sgabello ero in grado di seguire tutte le partite in corso, sorseggiando uno “Spritz” garbato, ma convinto.
Il torneo iniziò con partite più o meno combattute: capitava, infatti, che giocatori deboli incontrassero avversari fuori portata, con risultati molto imbarazzanti.
Dopo le fasi eliminatorie, la competizione entrò nel vivo. Così, si presentò, a commentare le gesta del panno verde, il giornalista Pistoloni, la penna sportiva più volgare del nord. Ce l’aveva con chiunque, di qualunque ceto sociale, professione, gruppo etnico, meridionale, centrale, settentrionale, tirolese e svizzero che fosse.Solitamente, iniziava sempre il suo articolo, sull’evento seguito, con un breve resoconto meteorologico: “L’incontro prende il via sotto gli auspici di una tenue pioggia primaverile, accompagnata, però, da un freddo dispettoso”, tenendo presente che il biliardo è una disciplina che viene giocata al chiuso e non di certo in mezzo a un campo di grano turco.
Dopo diversi colpi di scena, come l’abbandono di Cantuzzi causa moglie partoriente e il ritiro di Veroni per problemi fisici (cagotto), in finale si presentarono due outsider.
Dalla Metropoli, la città sbrilluccicosa e sparaflesciante, a suon di musica “Tunz-tunz” si era presentato De Nardo, rampollo di ricca famiglia, uno sbarbatello con neanche un accenno di barba. Il suo giaccone, tra il confetto e il pastiglia di Viagra, era accompagnato da un paio di Jeans con vita all’altezza delle ginocchia, in modo tale da rendere leggibile la scritta che aveva sulla parte posteriore delle mutande, le quali erano targate da una multinazionale famosa senza scrupoli. La dicitura recitava: “Non invidiarmi solo perché sono molto più figo di te. Ma anche perché ho molta più fig* di te”. La sua professione era ignota. Girava voce che il suo hobby fosse fare il PR al “Morbillo”, noto locale dove si ancheggiava a ritmo di musica, ovviamente, “Tunz tunz”.
--- Continua... ---
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sabato, novembre 11, 2006
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