Il “Job’s Bar” ha avuto una reputazione musicale di un certo livello: molto basso.
Infatti, su quell’improbabile pedana fungente da palco, erano soliti esibirsi compagini musicali alquanto svariate.
Una volta, mi ricordo, si esibì un terzetto acustico siculo: scaccia pensieri, seconda e prima voce. Mettevano in folk un esperienza che spaziava dalle filastrocche di Aci Trezza alle hit più gettonate di Palermo e Catania, con tutto il rispetto per le città citate, di grazia, ci mancherebbe altro. Purtroppo, dalle nostre parti, il siciliano stretto non era molto capito e il tutto si risolse con un risultato non proprio soddisfacente: vuoto totale nel locale. Solo io ero presente, con il mio “Negroni” in mano, seduto sul mio comodo sgabello in vera finta pelle di Minotauro.
I suonatori misero in scena, comunque, lo show, compreso un paio di bis.
Una sera d’autunno, invece, presenziarono i “Lambrusco, pistole, coltelli, rose e popcorn”: erano una band che mescolava la musica dei “Guns & Roses” con i testi di “Ligabue”, suonando il tutto con ocarina, legnetti, zufolo, triangolo, bicicletta arrugginita, palloncino sgonfio, steli d’erba, contenitori di plastica, bottiglie infrante e molti altri strumenti. Di fatto, era un orchestra poiché contava, all’incirca, diciassette elementi. Il tutto fu apprezzato, dai pochi convenuti, per l’originalità, non tanto per la qualità dell’espressione.
Lester si impegnava duramente per trovare un gruppo decente, ce la metteva tutta, ma una sfiga colossale (o un’assoluta imperizia nel campo musicale) sembrava perseguirlo.
Allora venne lì da me, con fare sconsolato.
Mi porse le pagine gialle e mi disse: - Guarda, fa te. Scegli a caso i prossimi disgraziati che verranno a stuprare i timpani dei miei alcolizzati, nonché fonte di reddito - .
Aprì il mattone libresco ad una pagina qualsiasi e puntai il dito sulla pagina.
Il mio indice finì su di un quadratino piccolissimo dove era scritto:
“Blues Men of God. For a good Blues experience”.
Il nome prometteva bene.
Lester, che ormai si stava preparando all’ennesimo flop, mi fece telefonare al recapito.
- Pronto?- rispose la voce dall’altro capo del filo, scolpita da non so quante tonnellate di sigarette, e, forse, forgiata anche un po’ dall’alcool.
- Buongiorno. Chiamo per conto del “Job’s bar”. Volevo sapere se sareste interessati a fare uno show presso il nostro locale. – chiesi con aria pacata.
Sentii un certo confabulare in sottofondo.
- Accettiamo l’offerta. Saremo lì stasera alle 22 – disse con aria sicura.
- Benissimo. Vi do l’indirizzo del bar…- ma il misterioso interlocutore mi interruppe.
- Sappiamo già dove andare. Per quanto riguarda il compenso, parlerò io direttamente con il proprietario –
- Un momento; come fa a sapere che non sono il…-
Non feci in tempo a finire la frase che “la voce” aveva già riattaccato.
_continua_
===E@===
martedì, novembre 14, 2006
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1 commento:
...e poi????...
dai sono curiosaaaaa!!!!:O
ciao gabbro!!
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