Fece schioccare la lingua, e riprese: - Nella vita non bisogna mai guardare in faccia a nessuno. Non ho guardato negli occhi neanche mia moglie mentre moriva per il troppo botulino, sa la chirurgia estetica, il lifting e quelle menate lì. Figuriamoci se devo degnare di considerazione quell’indo-afghano-cino-cingalese che ogni mattina mi porta il giornale, sperando sempre che gli dia qualche nocciolina. Ma mi faccia il piacere, suvvia. – Concluse con un espressione luciferina.
Terminata la filippica, lasciò un biglietto da dieci sul bancone.
Con una serenità incredibile , per quanto aveva appena detto, in totale silenzio, ripiegò con cura il suo giornale e uscì dal bar, senza prendere il resto.
Rimasi esterrefatto. Aveva vomitato delle nefandezze che non stavano né in cielo e né in terra, e, allo stesso tempo, vendeva, come tranquillità, quell’odio latente che trasudava da tutti i pori.
Inevitabile fu lo sconforto che mi travolse, come un autotreno olandese.
Mancinelli si alzò dal suo tavolino d’angolo corredato di lettura sportiva e, con fare bonario, mi diede una pacca sulla spalla:
- Non temere. Alla fine, l’amore vincerà all’ultimo minuto di recupero con un’azione viziata da una posizione di fuorigioco non segnalata dall’assistente dell’arbitro - .
Tentò di farmi apprezzare meglio l’ultimo goccio rimasto di crema di whisky.
Abbozzai un sorriso, ma nel suo pensiero vidi quello che lessi anche negli occhi di Lester e quello che, in fondo, era anche la mia opinione.
Quell’uomo grigio non aveva trovato pane per i suoi denti presso il “Job’s Bar”, ma sarebbe andato altrove, in un altro locale e, forse, avrebbe trovato terreno fertile per seminare la sua dottrina, colpevole di essere assassina di quell’ultimo straccio di umanità che ci rimane.
Ma la mia paura più grande è che un giorno, a forza di picconate, a forza di perdere quello in cui crediamo, a isolarci, con il rischio di instaurare una sorta di “regime autocratico personale”, a forza di diventare sempre più cupi, forse tutti smetteremo i nostri panni, per indossare, anche noi, quel completo giacca e cravatta, da sartoria, color sabbia inquinata.
-E@-
mercoledì, novembre 22, 2006
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2 commenti:
Speriamo ben di no!! Comunque Bello anche questo racconto!!
(Oh, spero non ti rompa i coglioni ricevere sempre i miei complimenti :-P)
finalmente l'ho letto ahh....
non sarà mai così finchè ci sarà qualcuno che scrive cose del genere...sei il nostro supergiovane gabbro!!!
(seriamente)
ultimamente il bomber da 0 a 0
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